LE AREE INTERNE TRA ABBANDONI E RICONQUISTE

COSTA URBANIZZATA E PERIFERIE DELLE CITTA’

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Massa zona artigianale marmifera lungo il fiume Frigido al limite del centro città

COSTA URBANIZZATA

Gran parte delle coste italiane ha accolto una consistente quota della popolazione che dalle aree interne si è mossa verso di esse. Ciò è avvenuto a causa della sequenza di infrastrutture che dopo l’unità d’Italia vi si sono depositate, della possibilità di lavoro a seguito delle molte bonifiche ,della localizzazione di alcuni impianti industriali e dei processi di sviluppo del turismo marino.

Per ragioni diverse alcuni tratti di costa stanno perdendo forza attrattiva. In alcuni casi un modello di sviluppo costiero-turistico fatto di sole case e distruttivo di alcuni originari elementi di qualità paesaggistica non sembra reggere la competizione con altre offerte di turismo balneare. In altri casi estensione e densità del nuovo costruito hanno creato una urbanizzazione consistente, molto degradata e priva di valori urbani che non sembra in grado di sostenere progetti di vita e di lavoro innovativi.

Si tratta di deboli segni di crisi rispetto a quelli di altre aree che tuttavia si manifestano con un parziale sottoutilizzo del patrimonio immobiliare, con la faticosa manutenzione di infrastrutture malfatte, caduta di valori immobiliari, emigrazione della popolazione più giovane e istruita. 

SFIDE
  • Rafforzare il sistema delle città medie costiere: l’articolazione delle attività terziarie e dei livelli di urbanità a servizio di un più vasto territorio;
  • affrontare la questione irrisolta dell’abusivismo edilizio che presenta una forte concentrazione nelle coste del Mezzogiorno;
  • tutelare i pochi tratti che hanno mantenuto un rapporto tra spazi agroforestali ed elementi di naturalità e costa (estuari fluviali, sistema delle lame, tratti di campagna e di bosco che si affacciano sulla costa);
  • gestire le potenti conseguenze del cambiamento climatico: in alcuni tratti di costa più sensibili all’innalzamento del livello del mare è necessario prevedere una mutevole  combinazione di opere di difesa di insediamento e di abbandono di altri;
  • integrare offerte insediativi ed elementi di naturalità costiera con quello delle aree interna, favorendo dinamiche di risalita delle popolazioni residenti e turistiche entro modelli di sviluppo più virtuosi, che contemplino nuovi equilibri tra costa ed entroterra, tra turismo e agricoltura. 
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STORIE

Officine del levante si presenta

di Laura Canale

Nel territorio in cui Officine opera, la Provincia di La Spezia, dalla Lunigiana al Tigullio, accanto a una strabiliante bellezza della natura e a potenzialità inespresse o mal espresse, esiste una situazione di carenza di spirito di comunità, soprattutto in tema di spopolamento dei borghi dovuto al fenomeno dell’overtourism, malsano e generatore di forti diseguaglianze sociali, specialmente economiche, che hanno portato anche attività quotidiane poco legate al territorio. 

Nel 2016 nasce la cooperativa di comunità Officine del levante, nel 2019 i soci deliberano di assumere la forma giuridica di Associazione di promozione sociale, seguendo il Codice del terzo settore, allo scopo di offrire strumenti di partecipazione e di cittadinanza attiva (la comunità), di progettazione in sussidiarietà (sviluppo delle potenzialità), in particolare contro le diseguaglianze culturali – musica teatro letture riflessioni e didattica – (esempi di etica e trasparenza nei contratti, nei pagamenti, nella organizzazione, nelle reti di associazioni…): in sintesi, EDUCAZIONE CIVICA APPLICATA.

Sussidiarietà partecipazione e cittadinanza attiva sono tra i primi obiettivi dell’associazione di promozione sociale Officine del levante, già realizzati, seppure parzialmente, con progettazione, dibattiti pubblici, patti e apporto di cultura di grande qualità. Accompagnati costantemente da Etica e trasparenza.

Per primi abbiamo sperimentato da aprile lo streaming, che consente una moltiplicazione, anche nel tempo, a decine di migliaia di fruitori delle dirette registrate e della didattica (nel 2020 più di 50.000 nelle quattro settimane successive al Festival delle Geografie, 10.000 per il Festival musicale estivo e un migliaio per il recente Sapori e Storie verticali): il digitale ha fornito una grande opportunità.

Quanto più propriamente al riabitare, risulta fondamentale portare un contributo a quei territori litorali, che si sono spopolati per far posto ad abitazioni per turisti del tutto anonime, con codice di ingresso e no breakfast.

Qui il riabitare costituisce un riappropriarsi e un riequilibrare da parte di comunità disgregate.

I dati recentemente raccolti dal Parco nella fase di costruzione del regolamento e, soprattutto, del piano di sviluppo socioeconomico hanno portato alla redazione di analisi SWOT e visione 2030, in cui è emerso in modo univoco che una delle priorità principali risiede nella urgenza e nella necessità di ripopolare i borghi.

In tutte queste zone litorali, pensando anche a Bonassola, comune con il record nazionale di seconde case, e Framura, villaggio verticale con molte specificità, ma che per definizione non consentono la creazione di una comunità, va ripensato l’abitare, in termini, pertanto, soprattutto di comunità.

Naturalmente la necessità prima risulta quella di mantenere un territorio prezioso, per fortuna arricchito di strepitose iniziative eroiche, specie in agricoltura, che necessita di supporto.

© Sabrina Lucatelli

PERIFERIE DELLE CITTA’

In Italia le dinamiche di contrazione hanno coinvolto pochi centri metropolitani e grandi città in Italia a differenza che in altri paesi europei (Germania, Gran Bretagna) ed occidentali (Usa). Anche nel caso esse abbiano avuto una evoluzione molto segnata dalla presenza dell’industria fordista oggi in crisi o siano al centro di regioni deboli del paese, la lunga durata del fenomeno urbano ha garantito loro un minimo di plasticità e di capacità di adattamento al mutamento, evitando crisi radicali. D’altra parte anche i fenomeni di suburbanizzazione residenziale pur forti in alcuni casi, non hanno avuto quella radicalità che si riscontra in Usa ed anche in qualche paese europeo (come il Belgio). Anche nel nostro paese ci sono alcune prime situazione di svuotamento urbano: nelle grandi città di Genova e Taranto o nelle medie città come Savona, Gela o Brindisi dove la crisi dell’industria fordista è più faticosamente tamponata dallo sviluppo d altri settori o in città al centro di regioni o subregioni comunque in difficoltà (ad esempio Gorizia, Ferrara, Avellino,  Catanzaro, Potenza e Trapani).

PRINCIPALI SFIDE

Nelle periferie urbane, l’Italia da Riabitare si concentra su tre tipi di situazioni urbanistiche che presentano sfide distinte, ma che rimandano al difficile “accoppiamento” tra persone, edifici, mercato e servizi pubblici: 1) porzioni del centro storico più degradate, più difficilmente adattabili a nuove domande abitative (o anche all’inserimento di attività economiche); 2) tessuti periferici con densi condomini privati dove morosità e svuotamento a macchia di leopardo crea grossi problemi manutentivi; 3) alcuni quartieri pubblici dove non vi è stata adeguata manutenzione. 

STORIE
Borghetto San Carlo (Roma)

sociale, biologica, multifunzionale. Accesso alla terra, giovani, formazione. Dovrebbero essere le parole chiave dello sviluppo del nostro paese: partire dalle criticità, risolvendole con proposte costruttive. Le Terre pubbliche possono rappresentare un primo volano di questo sviluppo. Ma solo se concesse al lavoro di giovani esperti, ma senza terra, in una ottica di redistribuzione delle risorse e ricambio generazionale vero, sostenuti economicamente ed amministrativamente.

Dopo anni di impegno per l’accesso alle terre pubbliche, dal 2015 la Cooperativa Agricola Co.r.ag.gio ha in gestione la tenuta di Borghetto San Carlo a Roma, in via Cassia 1420: ventidue ettari su terreni pubblici con un complesso di 1.400 mq di casali dei primi del ‘900 (ancora non disponibili). L’affidamento, con un contratto di affitto per trent’anni, arriva con la vittoria del bando “Roma città da coltivare” promosso da Roma Capitale.

Un luogo sottratto alla speculazione edilizia, grazie a un appello su change.org insieme all’associazione daSud e alla raccolta di oltre 10.000 firme, ora è una piazza dove persone, che difficilmente si sarebbero incontrate pur abitando nello stesso quartiere, lavorano fianco a fianco per realizzare spazi comuni. Si scambiano ricette, condividono saperi, trascorrono del tempo insieme all’aria aperta. Si creano nuove opportunità di lavoro.

Mare Memoria Viva (Palermo)

L’ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva nasce da un lavoro di ricerca e comunità sulla memoria e sul presente del rapporto tra la città di Palermo e il mare, sito all’interno dell’Ex Deposito locomotive di Sant’Erasmo. Il lavoro è stato ideato e condotto dall’associazione culturale CLAC.

Il rapporto con il mare racconta molto della città che c’era, che c’è e che potrebbe esserci: ci sono storie di resistenza, di viaggio, di commercio, di vacanze, di lavoro; ci sono ricordi, foto sbiadite, luoghi dimenticati, fiabe, cartoline; ci sono naviganti, portuali, scrittori, poeti, bagnanti, pescatori, operai dei cantieri navali, capitani e marinai, gente che va per mare e gente che se lo porta sempre dentro ovunque sia.

L’ecomuseo è uno spazio aperto alle proposte del territorio, uno spazio di culture rigorosamente plurali e aggregazione per tutte le generazioni. Esso promuove la responsabilità sociale condivisa, la cura partecipata del territorio e il turismo di comunità; propone attività culturali, turistiche, didattiche, economia alternativa e cittadinanza attiva.

All’interno del museo è possibile osservare fotografie d’epoca, percorsi tematici, leggere libri d’avventura, ascoltare filmati di esperti e storici sul territorio, il tutto in un complesso aperto alla comunità e alla fruizione partecipativa della cultura.

Mappe

LINK A BANCHE DATI DI INTERESSE

Istat – Aree sub-comunali dei comuni capoluogo delle città metropolitane

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