LE AREE INTERNE TRA ABBANDONI E RICONQUISTE

DocuDonna. Festival Internazionale del Documentario al Femminile

Se le battaglie hanno luoghi, simboli, frasi, l’espressione viaggia, si muove, si trasforma, diviene. Dialoga. E così è stato al “DocuDonna. Festival Internazionale del Documentario al Femminile”, alla sua seconda edizione, che si è svolto sabato 24 ottobre a Massa Marittima, nel cuore della Maremma grossetana. Un luogo che inganna dal nome: “marittima” non perché lambita dal mare ma perché “di Maremma”, ad evocare la sua storia palustre, una storia che nelle zone circostanti si racconta già dall’Età del Bronzo, passando per gli etruschi fino alla sua fioritura nel Medioevo. Un’area caratterizzata dalla ruralità e dal suo essere interna, profondamente interna alle sue spalle, ma allo stesso tempo rivolta con lo sguardo verso il mare. Una giornata intensa, in un susseguirsi di parole e immagini, esperienze, sensibilità, visioni, ricerche. Ad aprire Cristina Berlini, ideatrice e direttrice artistica del Festival, e Silvia Lelli, antropologa e direttrice del comitato scientifico, che hanno illustrato lo spirito del festival e il messaggio che vuole trasmettere: quello del dialogo tra mondi diversi, in cui la dimensione femminile è presente, pluriforme, dinamica. La ruralità, in una realtà come Massa Marittima, diventa il punto d’unione tra la donna, con il suo secolare ruolo per troppo tempo non riconosciuto, e le radici territoriali, come ha spiegato Rossano Pazzagli, UNIMOL e socio Riabitare, nel suo intervento di presentazione del libro di Valentina Iacoponi, ”Nuove contadine”, una ricerca storica sulle assegnatarie e la loro battaglia per i diritti. A seguire due testimonianze dirette del connubio donna-agricoltura: la proiezione di “Nanà” della docu-serie “Donne di terra” della regista Elisa Flaminio Inno e la testimonianza di Angela Saba, pastora casara.

Leitmotiv dell’intera giornata è stata pertanto la riflessione sul ruolo della donna nel mondo, in una visione a 360 gradi, nel lavoro, nell’arte, nella vita, nella storia, nella società, nella residualità. Degli oltre 150 lavori documentaristici pervenuti al DocuDonna da oltre 25 Paesi diversi, sono stati selezionati sei cortometraggi ed un film. La ricerca di un proprio linguaggio, le storie, l’innovazione creativa, il sentimento hanno dato origine ad impatti caleidoscopici, passando per diverse generazioni di prospettive, mai scontate. 

Un festival che si è rivelato essere un luogo-non luogo, una trialogo tra aree territoriali, cultura e donne. Una testimonianza concreta ed efficace del fatto che si può, si deve fare cultura nelle aree marginali, trovando punti di incontro proprio nelle peculiarità. Non è un caso che sia stata scelta la Maremma e nello specifico la sua perla, Massa Marittima, perché le marginalità qui hanno, sì, trovato i natali ma anche il loro valore aggiunto, sposandosi per secoli con la cultura. In quest’area, infatti, la cornice rurale del suo paesaggio si è sempre unita al patrimonio culturale della città, che è storia, è arte, è linguaggio. 

La cultura diventa così forma di dialogo all’interno di un territorio e tra esso e i territori, come strumento che supera i confini, come è sempre stato fin dall’antichità. Partendo dalla periferia – per dirla con Dussel – in una visione dialogica con il centro. Ma che nella periferia deve stare, per essenza.

Premio Menzione speciale:“Carne” di Camila Kater. Il racconto della fenomenologia del corpo femminile attraverso 5 linguaggi di animazione realizzati da 5 donne diverse.

Miglior Documentario Nazionale: Off-Identikit” di Veronica Santi. Un colpo d’occhio sull’attività della critica d’arte Francesca Alinovi nell’Avanguardia del movimento dei “Graffiti” a New York.

Miglior Documentario Internazionale: “The Principal Wife” di Hester Overmars. Il percorso-documentario di una donna che racconta la storia di sua madre, fino ad incontrarla, dopo 30 anni.

Romina Zago, Esperta di politiche di sviluppo e Socia di Riabitare l’Italia