LE AREE INTERNE TRA ABBANDONI E RICONQUISTE

Il tartufo Urbani protagonista di un’attività aziendale e impegno culturale votato al territorio e al suo sviluppo fin dal 1852

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Quella della Urbani Tartufi è una storia di tradizione ed esperienza familiare tramandata per sei generazioni. L’azienda di Spoleto, che celebrerà nel 2022 i propri 170 di vita, è stata fondata nel 1852 a Scheggino, nel cuore dell’Umbria, ed è oggi un simbolo dell’eccellenza Made in Italy in tutto il mondo per la produzione, lavorazione e commercializzazione dei tartufi. 

Un’esperienza imprenditoriale che affonda le proprie radici nel territorio umbro della Valnerina, parte della prima sperimentazione SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) che, nonostante l’imponente patrimonio naturalistico e culturale, è stata caratterizzata da un forte  spopolamento intorno agli anni settanta, causato principalmente dalla mancanza di servizi essenziali adeguati, oltre che da ridotte opportunità economiche, e dagli eventi sismici del 2016 che ne hanno aggravato le difficoltà.

Olga Urbani, Presidente di Urbani Tartufi, ha incontrato alcuni soci di Riabitare l’Italia per raccontare la propria esperienza di vita e aziendale in continua evoluzione, stimolando così una riflessione condivisa e fruttuosa sul ruolo fondamentale che gli attori locali, anche del privato, possono avere nella trasformazione territoriale e culturale delle aree interne: “Il profit che investe sull’ecosistema in cui è integrata l’azienda, può fungere da catalizzatore di buone pratiche e da insegnamento per altre realtà” soprattutto, aggiunge, quando: “rispettano le origini e il passato per costruire nuove prospettive future e di cura del territorio”. In questa direzione, infatti, si rivolge l’impegno costante dell’azienda Urbani che, oltre all’attività imprenditoriale in senso stretto, è promotrice di una serie variegata di attività rivolte ai territori in cui agisce, alla loro valorizzazione e cura. 

Nell’ottica della valorizzazione del territorio della Valnerina, la Urbani ha ideato la “Urbani Worldwide Travel and Tours”, che organizza suggestivi viaggi nel Mondo del Tartufo, legando l’attività della produzione a quella del turismo esperienziale. Inoltre, da anni questa storica realtà imprenditoriale è impegnata in azioni di recupero di aree abbandonate tramite la piantumazione di tartufaie che sono divenute luoghi di ricerca, innovazione e sperimentazione di moderne tecniche di coltura e digitalizzazione per il monitoraggio del prodotto. Queste ultime sono state messe a punto dai più giovani della famiglia Urbani, in collaborazione con diverse università europee. La piantumazione – a cui l’azienda sta dedicando parte dei suoi interventi sul territorio – oltre ad invertire il trend di deforestazione e la desolazione dei luoghi, assumono valenza sociale ed economica. Da una parte, infatti, contribuisce alla creazione di vere e proprie filiere produttive di tartufi, che costituiscono per le nuove generazioni reali possibilità di investimento e occupazione, dall’altra rappresentano potenziali fattori di attrazione verso le aree rurali del paese o possibili motivazioni perché i/le più giovani possano rimanere a vivere nei propri territori. In questa direzione si pone proprio l’ultimo accordo stipulato dal gruppo Urbani Tartufi con Intesa Sanpaolo finalizzato, come spiega la Urbani, a “favorire l’accesso al credito per lo sviluppo della coltura del tartufo umbro e per supportare i giovani coltivatori attraverso la consulenza per l’analisi chimica e fisica di terreno, la redazione del progetto per la realizzazione o l’ampliamento di una tartufaia e per la realizzazione dell’impianto”. Una soluzione che quindi oltre a fornire un effettivo supporto economico guarda con attenzione anche all’accompagnamento e alla formazione delle nuove generazioni di tartuficoltori/tartuficoltrici. 

Il gruppo Urbani è infatti molto attento alla formazione dei/delle più giovani, ospitati in azienda per svolgere la propria esperienza formativa di alternanza scuola-lavoro e verso cui sono rivolti anche gli ultimi progetti di innovazione e di piantumazione ai quali sono stati coinvolti direttamente anche gli studenti e le studentesse di un istituto di Agraria locale che si prendono fattivamente cura di una delle tartufaie della zona.

Nel corso degli anni le diverse generazioni della famiglia Urbani si sono supportate, lasciando spazio alle idee dei/delle più giovani, riuscendo così a trasformare l’azienda in una grande corporazione, innovativa, al passo con i tempi, che pur guardando sempre al passato mantiene un attento sguardo volto al futuro. Proprio nel tentativo di valorizzazione del passato si pone il Museo del Tartufo Urbani, uno dei progetti più prestigiosi dell’azienda dedicato, racconta la Urbani, “a chi riesce a rinnovarsi senza dimenticare il proprio passato”. Il Museo, intitolato al Cavaliere del Lavoro Paolo Urbani, permette ai visitatori di entrare nel mondo del tartufo e comprendere al contempo la dedizione e passione della famiglia Urbani e di tutti i suoi lavoratori e lavoratrici, tratto distintivo di quest’esperienza che si è evoluta nel tempo e che ha trasformato il tartufo in un simbolo identificativo del territorio a cui è profondamente radicato. Il Museo raccoglie e i ricordi e le tradizioni di una famiglia, di tutte le persone che hanno contribuito a tracciare la storia dell’azienda, e conserva l’eredità culturale umanistica e tecnologica del territorio.

Con l’obiettivo di scambiare know-how, accrescere la diffusione della cultura e della produzione del tartufo e di ideare nuovi prodotti e progetti è nata l’Accademia del Tartufo Urbani, replicata anche a New York nella The Urbani Truffle Lab, dedicata alla conoscenza e lavorazione del tartufo. Le due scuole sono divenute centri tecnologici gastronomici dove chef da tutto il mondo si formano, confrontano e creano innovazione culinaria. “Una grande scuola di cucina, ma soprattutto una scuola di cultura del buon vivere”, come sostiene la Urbani, che protende alla produzione e diffusione di prodotti di alta qualità e a divenire un luogo in cui l’elaborazione di nuovi piatti non è fine a sé stessa ma è invece volta “all’arricchimento del palato e della cultura”.

Il Gruppo Urbani è attivo anche nel campo del sociale attraverso il sostegno di progetti finalizzati alla ricerca, cura e assistenza dei più fragili. Tra i diversi progetti sostiene la Fondazione “Giulio Loreti” una ONLUS nata nel 2000 con sede in provincia di Perugia, dedita all’assistenza medica territoriale gratuita (circa 1.000 visite all’anno) a favore di quelle persone che non sono in grado di sostenere i costi medici per visite specialistiche e sostiene l’organizzazione per ricerca del retinoblastoma e varie attività riabilitative per i detenuti del carcere di Spoleto.

La Urbani Tartufi negli anni ha messo in discussione, modificandola, anche la propria organizzazione aziendale adottando il modello della cosiddetta lean strategy, una tipologia gestionale snella (ispirata all’organizzazione della Toyota) che punta al miglioramento continuo al fine di creare valore interno ed esterno all’azienda, mediante la riduzione degli sprechi. Il Gruppo infatti ha rivisto tutti gli ambiti aziendali nell’ottica di limitare  ed investire in accrescimento della professionalità e delle competenze delle/dei propri/e lavoratori e lavoratrici; lavoratrici che peraltro costituiscono circa la metà del personale occupando diversi ruoli, anche dirigenziali, all’interno dell’organizzazione. L’approccio aziendale, infatti, va al di là delle quote di genere ma anzi, concepisce il mondo femminile come una risorsa per l’innovazione e mette al centro il talento di ciascuna, nella convinzione che un modello di leadership al femminile, come è quello di Olga Urbani, possa essere uno snodo cruciale al fine di portare avanti visioni politiche nuove e mettere al centro istanze di genere altrimenti inascoltate.

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