LE AREE INTERNE TRA ABBANDONI E RICONQUISTE

Aree interne, motore (inceppato) di crescita della Calabria

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter

Ben l’80% dei comuni si trova nelle zone periferiche dove vive la metà dei cittadini. Ma è a rischio la sopravvivenza. Domenico Cersosimo (Vice Presidente Riabitare l’Italia): «Il rilancio avrebbe impatti sostanziali per l’economia regionale».

Recuperare le aree interne per offrire una chance in più di crescita all’intera economia calabrese. Nella logica non assistenziale, ma di consentire alle potenzialità endogene dei territori – finora considerati periferici dei grandi centri urbani – di esprimersi al massimo e generare ricchezza diffusa. Anche per il resto della regione. In una visione in cui sia centrale il nuovo paradigma produttivo tipico della green economy lanciato con forza dalle politiche europee degli ultimi anni e rafforzato con il varo del piano Next generation Eu di cui l’Italia con invio a Bruxelles del Recovery plan darà seguito.
Un cambio di prospettiva, dunque, nell’ottica di garantire una rigenerazione – partendo dalla resilienza – del tessuto socio produttivo delle aree più significative della Calabria: sia in termini di identità culturale, ma soprattutto per estensione e detenzione delle risorse primarie della regione (aria, acqua, paesaggio, boschi, agricoltura, agroalimentare e storia). In una parola il cuore pulsante della Calabria.
Una visione nuova che – superi la concezione keynesiana dall’aiuto di Stato fine a se stesso – si trova nella Strategia nazionale per le aree interne (Snai) – elaborata su propulsione dell’ex ministro Fabrizio Barca che per primo nel 2012 lanciò l’idea – e che ha portato alla proposizione di un progetto complessivo di politica nazionale di sviluppo e coesione territoriale di tutte le aree interne d’Italia.

© Corriere della Calabria