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“Sette montagne, otto colline e una pianura. Riabitare i territori fragili emiliani e romagnoli è possibile?”

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di Gianluigi Bovini e Franco Chiarini

“Invertire lo sguardo. Guardare all’Italia intera muovendo dai margini, dalle periferie. Considerare le dinamiche demografiche, i processi di modernizzazione, gli equilibri ambientali, le mobilità sociali e territoriali, le contraddizioni e le opportunità, per una volta all’incontrario. Partendo dalla considerazione che l’Italia del margine non è una parte residuale; che si tratta anzi del terreno forse decisivo per vincere le sfide dei prossimi decenni”. Tale affermazione, tratta dal volume “Riabitare l’Italia – Le aree interne tra abbandoni e riconquiste”, illumina i motivi che hanno animato lo studio “Sette montagne, otto colline e una pianura – Riabitare i territori fragili emiliani e romagnoli è possibile?”, edito da Pendragon, dedicato all’analisi della transizione demografica in corso e prevista in 118 comuni montani, collinari e di pianura. La ricerca è stata curata dai demografi Gianluigi Bovini e Franco Chiarini e si inserisce in un progetto di lavoro promosso da Cisl Pensionati Emilia Romagna, in collaborazione con Cisl Emilia Romagna e con il coordinamento di Fondazione Generazioni

Lo studio analizza il tema delle aree collocate ai margini in una regione dove l’inverno demografico è più mite: la forte capacità attrattiva dell’Emilia-Romagna nei confronti di persone italiane e straniere determina ogni anno un saldo migratorio positivo di rilevante ampiezza, che permette alla popolazione di continuare a crescere nonostante l’accentuato calo delle nascite. Nel territorio regionale sono però presenti estese aree caratterizzate da un’elevata fragilità demografica e sociale: in queste zone da molto tempo la popolazione residente diminuisce sensibilmente e si sono determinate profonde modifiche negli equilibri tra le generazioni, con una netta prevalenza delle persone anziane e un peso ridotto dei giovani. Si amplia la presenza di individui che vivono soli e di nuclei composti da due persone; nel patrimonio abitativo è spesso maggioritaria la realtà di abitazioni non occupate da famiglie residenti, che sono abbandonate oppure utilizzate solo per brevi periodi dell’anno.  Tali aree collocate ai margini coprono quasi il 44% della superficie dell’Emilia-Romagna e sono vissute da circa 423.000 persone residenti e da molti turisti nei diversi periodi dell’anno.

La ricerca evidenzia le principali sfide attuali e future legate alle profonde trasformazioni della popolazione e delle famiglie, perché conoscere la realtà demografica è fondamentale per comprendere le dinamiche sociali ed economiche in corso in questi territori che negli ultimi anni evidenziano saldi migratori positivi tali da compensare in parte la forte caduta delle nascite. Immergersi nella fredda corrente delle statistiche è necessario per individuare la portata e l’ambizione dell’obiettivo di riabitare tali zone, che rappresentano una componente decisiva del territorio regionale. L’auspicio è che prevalga la corrente calda delle speranze e degli impegni concreti di rilancio e sviluppo che si dispiegano nella generalità dei comuni investigati, per consentire a chi desidera abitare queste terre una qualità della vita comparabile con quella degli altri cittadini. Come afferma il Docente di Economia civile Stefano Zamagni nella prefazione al volume “Riabitare tali territori è possibile, purché lo si voglia”.

https://pendragon.it/catalogo/saggistica/contemporanea/sette-montagne,-otto-colline-e-una-pianura-detail.html