INTERVISTA A RAFFAELE TRAPASSO – Senior Economist OECD
La genesi del concetto di aree interne. La prospettiva di adottare il modus operandi di Riabitare l’Italia non solo nel nostro Paese, ma anche in altri territori del Mediterraneo. Sono questi i temi principali della chiacchierata che abbiamo fatto con Raffaele Trapasso, funzionario Ocse, e socio sin dalla prima ora della nostra associazione.
Cosa spinge un funzionario Ocse ad associarsi a Riabitare l’Italia?
Vorrei precisare una cosa importante: il concetto che sta alla base di Riabitare è “germogliato” in seno all’OCSE: in quasi 30 anni di dibattito sulle politiche di sviluppo rurale.
L’organizzazione ha generato un concetto di sviluppo rurale (il Nuovo Paradigma Rurale) usando variabili geografiche e demografiche. In pratica, quando si lavorava alla PAC (Politica Agricola Comunitaria), si dava per scontato che le aree rurali fossero territori legati inscindibilmente a produzione agricole. In questo modo i finanziamenti erano destinati erroneamente solo ad attività agro-industriali. Per fortuna, proprio all’Ocse è stato dimostrato che nelle aree non metropolitane a bassa densità di popolazione, le attività legate all’agricoltura riguardassero una percentuale minima della popolazione (appena il 5%). Siamo arrivati ad una consapevolezza importante: rurale non è sinonimo di agricolo.
È da questa consapevolezza che si sviluppa poi il concetto di aree interne?
Esatto. È stato Fabrizio Barca ad avere l’intuizione di cambiare narrazione. Come si cambia la narrazione? Modificando innanzitutto la nomenclatura. Le aree rurali sono così diventate le aree interne. Può sembrare una formalità, ma è proprio dalla scelta delle parole che è partito un nuovo approccio politico con l’obiettivo di dare servizi alle persone che abitano in questi territori. Un tema che tutt’ora mi sta molto a cuore.
Parlando sempre di aree interne, è vero che secondo lei c’è bisogno di un focus specifico sull’area mediterranea?
Il Mediterraneo è pieno di posti e località dove mancano i servizi e c’è bisogno di politiche di sostegno. Se non hai servizi fuori dalle aree metropolitane, le città si affollano e la situazione diventa insostenibile. Questo è un problema molto grande nei paesi del Nord Africa come l’Egitto, dove le metropoli si ingrossano e le aree periferiche si svuotano. Tale scenario può dare l’assist a Riabitare per proiettarsi in una dimensione meno locale.
Penso che l’esperienza italiana di Riabitare possa diventare internazionale. Dobbiamo cercare di esportare il nostro modus operandi anche all’estero.
In questo senso, c’è ad esempio un progetto di Riabitare che potrebbe essere esportato all’estero?
Penso che l’esperienza della Scuola giovani pastori possa fare questo passo. Ha il vantaggio di essere una scuola che coinvolge tutta la filiera ed ha un modello itinerante. Non è un progetto che colloca la pastorizia in una dimensione nostalgica. Ma cerca di dare strumenti e soluzioni concrete alle persone che vivono lì per essere produttivi in un piccolo circuito economico. Il nostro focus non è semplicemente creare lavoro ma creare un lavoro che sia produttivo.
Raffaele Trapasso è Head of Unit, Entrepreneurship Education and Skills, Centre for Entrepreneurship, SMEs, Regions and Cities, OECD è un economista che lavora all’Ocse per trasformare l’imprenditorialità e gli ecosistemi imprenditoriali in strumenti per le politiche pubbliche al servizio di individui, imprese e comunità.

















